Riprendiamo da www.finzionimagazine.it/news/approfondimento-news/intervista-a-ugo-mattei/ e ripubblichiamo un'interessante intervista a Ugo Mattei, ospite della Scuola Estiva di quest'anno.
Ugo Mattei ha prima studiato e poi insegnato diritto civile e internazionale sulle due sponde dell'Atlantico – Londra, Strasburgo, Yale, Bekeley, Oslo, Cambridge ecc. Oggi è professore di diritto internazionale a San Francisco e di diritto civile a Torino. Recentemente è stato una delle anime pensanti del movimento per il referendum sull'acqua come bene comune – ne parlammo qui – a cui ha contribuito partecipando alla scrittura dei quesiti, ma soprattutto con un'opera di sensibilizzazione capillare che l'ha portato a parlare nelle piazze e nei comuni di mezza Italia. Un intellettuale nomade. In corrispondenza con l'uscita del suo ultimo libro, breve ma straordinariamente inventivo, Beni comuni. Un manifesto (Laterza, 2011) siamo finalmente riusciti a fare una chiacchierata con lui sulle prospettive che si aprono per il mondo della cultura e della letteratura, alle soglie di una crisi che è tanto economica e sociale, quanto politica e culturale. Ne emerge l'orizzonte di una possibile trasformazione del mondo della cultura, lontano dalla solitudine borghese del Robinson Crusoe e nella direzione di un proliferare di laboratori culturali collettivi come Luther Blissett, ieri, e il Teatro Valle Occupato oggi…
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( a cura di Amedeo Policante)
1. Ciao Ugo! Andiamo subito al sodo: Nel tuo libro parli di due paradigmi fondamentali che oggi si danno battaglia per interpretare e narrare il reale: da una parte una visione individualista, competitiva e darwiniana dei processi naturali e sociali, dall’altra una visione ecologica e comunitaria del mondo. Naturalmente la trasformazione nei modi in cui comprendiamo la cultura è parte fondamentale di questa battaglia. Ivan Illich in un bel saggio – Shadow Work – parla della necessità di riscoprire la cultura come bene comune e la lettura come attività sociale. Simile a quello che abbiamo provato a pensare anche tra di noi con il Libretto Rosa. Oggi sempre di più si parla al contrario di mercato della cultura, di produzione e consumo di cultura e quindi di produttori di cultura (l’Intellettuale) e consumatori di cultura (il lettore) ecc. Da persona che vive – come professore e scrittore ma anche come studente e lettore – profondamente l’ambito culturale che evoluzione hai visto negli ultimi trent’anni e che possibilità vedi per il futuro?
Negli ultimi trent’anni, cioè l’intero periodo che ho trascorso all’università (mi sono iscritto a Giurispridenza nel ’79), la trasformazione più evidente cui ho assistito è stato il progressivo affermarsi di uno “star system” culturale. Gli intellettuali più noti si sono progressivamente distaccati dall’impegno politico e sociale diventando vieppiù imprenditori di se stessi. Ciò un tempo era vero nel cinema ma assai meno nella letteratura e soprattutto nella saggistica. La cultura si è così progressivamente gerarchizzata costituendosi come un mercato sempre più oligarchico. Quanti hanno accesso ai grandi media definiscono l’ordine del giorno e tutti gli altri sono oggi semplici comprimari il cui ruolo collettivo è l’amplificazione di ciò che dicono e

